Uno spettro si aggira per l’Europa

4 Giugno, 2007

Come back

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 6:43 pm

Devo ammettere di aver attraversato una fase particolare della mia esistenza e, come in tutti i momenti di transizione, è stato inevitabile sacrificare qualche “uscita” pubblica.
Dall’ultimo post sono passati più oltre due mesi. Tanti: per qualcuno troppi e mentre  qualcuno dei miei ipotetici lettori neppure se ne sarà reso conto, di certo nessuno avrà sentito la mancanza della mia petulante opinione.

La transizione non è stata solo intima e personale (non è certo luogo né modo di addentrarmi nella mia vita privata!) ma anche politica: da un lato ho sentito la spinta al rinnovamento dall’altro la crisi dell’attuale classe politica ha aggiunto note di qualunquismo al mio panorama intellettuale.

Il rinnovamento ha comportato l’espulsione di tutti i residui ideologici, troppo spesso presenti nelle discussioni italiche: trovare il coraggio di dire addio al socialismo - oltre al veteromarxismo che puzza di regime più che profumare di giustizia sociale - e ai suoi tanti figli e figliastri, rappresenta l’inevitabile epilogo della lunga e gloriosa storia della sinistra.
L’allontanamento non è, di per sè, ammissione di fallimento. Le ideologie sono, per la loro origine dialettica, naturalmente dinamiche; ma arriva un giorno in cui i principi intangibili su cui si fonda l’ideologia (che appunto non è idea) divengono anacronistici.
Diventa allora essenziale, per tutti prima che per ciascuno,  ripensare il proprio futuro senza rinnegare il passato. Con ciò non intendo dire che la sinistra, per rilanciarsi culturalmente prima ancora che politicamente, debba strappare la pagine e ricominciare da un foglio bianco.
I cardini del mio personalissimo rinnovamento sono state due vecchie componenti dell’ideologia socialista: uguaglianza e giustizia (come equità innanzi tutto). La combinazione delle due componenti determina le diversità culturali principali all’interno della sinistra: più viene accentuata la prima componente più ci si sposta verso l’estremo sinistro e viceversa.

Da questi cardini si può sviluppare un percorso culturale che, nel rispetto dei principi democratici, riporti la sinistra la nostro tempo. Sarebbe venuto il tempo per abbandonare le spinte anacronistiche (da chi parla ancora di proletariato a chi si scaglia contro ogni opera pubblica nel nome della gloriosa vita contadina!) e concepire l’ “essere di sinistra” nella contemporaneità.
Per esempio abbandonando l’eskimo e il disprezzo dell’immagine (l’uomo di sinistra ‘ha da’ puzzà? e non può vestire Armani) a gesti molto meno banali: accettando il mercato senza aggettivi (etico, equo e solidale ecc.) all’interno delle regole universali che impediscono l’homo omini lupus.
E comprendere che il desiderio di sicurezza e legalità non è una spinta destrorsa ma un desiderio comune: insegnare la legalità senza se e senza ma non è FASCISTA. Occore intendersi bene sul concetto di legalità: non è stato di polizia e neppure stato di paura; non è neppure legalità di comodo (al rogo il marocchino che ruba le macchine, santo il fotografo che fa le estorsioni; ergastolo al piccolo taccheggiatore Rom, impunità assoluta all’italico parcheggiatore in terza fila….).
E’ governo della legge che garantisca innanzi tutto i più deboli perchè i più forti per definizione si aiutano da soli.

Venendo al qualunquismo - male comune ma in certe quantità benefico - esso è originato sopratutto dalla crisi di una politica (senza nascondermi dietro facili slogan di stampa) che mira alla sua autoriproduzione più che alla risoluzione dei problemi. La cecità di una politica di casta induce i cittadini non a rifiutare il sistema (nel quale d’altronde sono immersi quotidianamente) ma ad adattarvisi, come buon costume italico. E allora se Berlusconi, Ligresti o chi per loro paga la mazzetta per costruire, comprare, governare al politico di turno e fa successo, anche il piccolo edile di campagna pagherà la mazzetta al sindachino. L’impunità che si garantisce da sè il primo si estenderà anche al secondo.
Il nucleo del problema non è la legge elettorale: non sono le preferenze, o il doppio turno la soluzione. Purtroppo è tutto molto più complicato. le casino gratuites sans d?potbonus gratuites de casinotelecharger jeux de casino,telecharger jeux de casino gratuites ,telecharger jeux casinovideo poker downloadla roulette anglaisegagner casino en lignejeux casino ligne gratuitscasino jeux argentjeux de casino pconline casinobonus casino tropez,casino de st tropez,casino tropezjeux de casino gratuits en ligne,jeux casino gratuits,jeux gratuits du casinojeux de la roulette russeblackjack pay paypaljeu de casino virtuelblack jack innjeu poker omaha en ligne,poker omaha high,omaha pokerstrip poker online webcam??????t?l?charger un poker gratuitesgagner poker en ligneregles poker holdempoker en ligne sans inscriptionjouer o pokercomparatif poker en lignetelecharger poker macle meilleur poker en lignele poker en ligne d?butantpoker online francestud poker gratuitesjeu de poker virtueljeu poker portablestexas holdem oddsregles du texas holdemtelecharger poker texasregles de pokerraman amplifierмебелиpoker gratuites patrick brueljeu de poker pour macjeux poker online gratuitesjeu streap pokertournoi de pokerpoker pas en ligneregle texas holdemstrip poker en ligne gratuitesколи под наемjuegos de cartas pokervideo poker gratisonline spiele automatenpoker spielen unter 18draw poker onlinedraw poker regelnpoker net downloadpoker spielregeln karten,poker spielregeln,poker spielregeln download компютри втора употреба

2 Marzo, 2007

Pensate

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 9:41 am

Dedicata a chi non PENSA di morire da eroe,

ma non si spaventa davanti al dovere

di morire al posto di altri innocenti.

Pensa
di Fabrizio Moro

Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perchè hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un’isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie… massacra figli e figlie
Di una generazione costretta non guardare
A parlare a bassa voce a spegnere la luce
A commentare in pace ogni pallottola nell’aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un’istituzione organizzata
Cosa nostra… cosa vostra… cos’è vostro?
E’ nostra… la libertà di dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano…
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perchè in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no… non è solo un’illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa 

8 Febbraio, 2007

Io DICO sì…

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 9:08 pm

Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi (DICO)

Art. 1
(Ambito e modalità di applicazione)

1. Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge.

2. La convivenza di cui al comma 1 è provata dalle risultanze anagrafiche in conformità agli articoli 4, 13, comma 1 lettera b), 21 e 33 del decreto del Presidente della repubblica 30 maggio 1989, n. 223, secondo le modalità stabilite nel medesimo decreto per l’iscrizione, il mutamento o la cancellazione. E’ fatta salva la prova contraria sulla sussistenza degli elementi di cui al comma 1 e delle cause di esclusione di cui all’articolo 2. chiunque ne abbia interesse può fornire la prova che la convivenza è iniziata successivamente o è terminata in data diversa rispetto alle risultanze anagrafiche.

3. relativamente alla convivenza di cui al comma 1, qualora la dichiarazione all’ufficio anagrafe di cui all’articolo 13 comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della repubblica 30 maggio 1989, n. 223, non sia resa contestualmente da entrambi i conviventi, il convivente che l’ha resa ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge.

4. L’esercizio dei diritti e delle facoltà previsti dalla presente legge presuppone l’attualità della convivenza.

5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche all’anagrafe degli italiani residenti all’estero.

6. Ai fini della presente legge i soggetti di cui al comma 1 sono definiti “conviventi”.

Art.2
(Esclusioni)

1. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle persone:

a) delle quali l’una sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra o sulla persona con la quale l’altra conviveva ai sensi dell’art. 1, comma 1, ovvero sulla base di analoga disciplina prevista da altri ordinamenti;

b) delle quali l’una sia stata rinviata a giudizio, ovvero sottoposta a misura cautelare, per i reati di cui alla lettera a);

c) legate da rapporti contrattuali, anche lavoratori, che comportino necessariamente l’abitare in comune.

Art. 3
(Sanzioni)

1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, chiunque, al fine di beneficiare delle disposizioni della presente legge, chiede l’iscrizione anagrafica in assenza di coabitazione ovvero dichiara falsamente di essere convivente ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 3000 a euro 10000.

2. La falsa dichiarazione di cui al comma 1 produce la nullità degli atti conseguiti; i pagamenti eseguiti sono ripetibili ai sensi dell’articolo 2033 del codice civile.

Art. 4
(Assistenza per malattia o ricovero)

1. Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell’altro convivente.

(continua…)

7 Febbraio, 2007

Silvio, dove sei finito?

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 7:02 pm

Non ci sono solo le dichiarazioni di Matarrese o quelle di Caruso che dovrebbero far accapponare la pelle.
Basta anche il silenzio, quello di Berlusconi: Il 2 febbraio, il giorno stesso, silenzio; il 3, il day after, nel convulso susseguirsi delle dichiarazioni dei tuttologi, la sua voce non c’è. Il 4 dichiara solo che non si farà da parte mentre il 5, dopo la litigata con la moglie rivela che «Veronica è indulgente», con l’interesse assoluto dell’intera nazione. Il 6 febbraio sostiene: «I gay stanno tutti dall´altra parte».
“Dai tragici fatti di Catania a oggi il capo dell´opposizione e presidente del Milan Silvio Berlusconi è riuscito a non dire una sola parola sulla morte dell´ispettore Raciti” fa notare l’Unità.

Vero è che in certi casi è meglio il silenzio, anche per non confonde la propria voce con il logorroico fluire delle soluzioni della domenica. Ma a parlare al posto del padrone sono i fedeli fido: “Lo stop non serve a nulla” dichiara bondi all’indomani, poche ora dopo che Schifani aveva lanciato la linea di Fi “è giusto che il calcio si fermi. Di fronte ad un fatto tragico come quello di stasera, che è costato la vita a un servitore dello Stato, e’ doveroso fermarsi e riflettere. Non solo come gesto di solidarietà nei confronti dei familiari della vittima e delle forze di polizia, ai quali ci sentiamo vicini nel dolore, ma anche per capire cosa non ha funzionato e quali nuove regole debbano stabilirsi per evitare che lo sport diventi ancora una volta tragedia. Così non si può continuare.”

Magari non ci si può farmare perchè il tuo presidente, il tuo “capo”, il tuo unico Dio, è anche proprietario del Milan, e perde milioni di euro ogni giornata mancata? O forse perchè lo stesso “capo” è azionista di maggioranza di Mediaset che possiede i diritti televisivi de calcio in chiaro e in pay sul digitale terrestre?

17 Gennaio, 2007

Attenti a quei tre

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 8:43 pm

Qualche giorno fa era il compleanno del senatore a vita Giulio Andreotti. Tra qualche giorno (il 19 gennaio per la precisione) sarà l’anniversario della morte dell’altro grande simbolo della politica italiana, Bettino Craxi. Il 26 sarà l’anniversario della “discesa in campo” di quello che doveva essere l’ homo novus della politica italiana Silvia Berlusconi.
Indro Montanelli invitava a piantarla di chiamare Andreotti Belzebù perché “Belzebù potrebbe anche darci querela”; e definiva Craxi “un uomo di grande coraggio” perchè “quando pronunciava alla Camera il suo discorso di replica per due volte si è interrotto alla ricerca di un bicchier d’acqua. Per due volte Andreotti glielo ha riempito o porto. E per due volte lui lo ha bevuto”. E di Berlusconi, il suo editore, diceva “Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino”.

L’Italia si condensa in questi tre: rapporti forse leciti ma inopportuni in un paese civile, mancanza di senso civico e disamore per la legalità.. siamo il paese del parcheggio in doppia fila e delle leggi disapplicate.

La politica italiana del dopoguerra si condensa in questi tre; insieme fanno dodici presidenze del consiglio su cinquantanove (dal 1945 a oggi, 7 Andreotti 2 Craxi e 3 Berlusconi).

Il primo è stato definito da una sentenza della Cassazione (quella che fece irrompere l’avvocato Buongiorno nel grido “assolto! assolto!”) “non genericamente e astrattamente disponibile nei confronti nei confronti di Cosa Nostra e di alcuni dei suoi vertici” ma ne ha sottolineato “i rapporti con i suoi referenti siciliani (del resto in armonia con quanto ritenuto dal Tribunale), individuati in Salvo Lima, nei cugini Salvo e, sia pure con maggiori limitazioni temporali, in Vito Ciancimino, per poi ritenere (in ciò distaccandosi dal primo giudice) l’imputato compartecipe dei rapporti da costoro sicuramente intrattenuti con Cosa Nostra, rapporti che, nel convincimento della Corte territoriale, sarebbero stati dall’imputato coltivati anche personalmente (con Badalamenti e, soprattutto, con Bontate) e che sarebbero stati per lui forieri di qualche vantaggio elettorale (certamente sperato, solo parzialmente conseguito) e di interventi extra ordinem, sinallagmaticamente collegati alla sua disponibilità ad incontri e ad interazioni (il riferimento della Corte territoriale è alla
questione Mattarella), oltre che alla rinunzia a denunciare i fatti gravi di cui era venuto a conoscenza.”

Craxi è morto latitante in Tunisia, condannato definitivamente in Mani Pulite e non più coperto dall’impunità parlamentare (l’errore è voluto, quando l’immunità si traduce in un sovvertimento delle regole democratiche diventa impunità). Tra tangenti e corruzioni oggi è un perseguitato; una volta si chiamavano genericamente politici corrotti…
Berlusconi rappresenta il trait d’union tra i due: è stato amico di Craxi e ne ha ripreso in parte la politica ma sopratutto ha ereditato l’inimicizia con la legge; e si dice abbia anche lui affinità sospette con Cosa Nostra (qualcuno racconta una capatina nel suo studio di un certo Bontade Stefano, forse omonimo del boss palermitano).

Non c’è due senza tre… tutto sta a stabilire chi sarà il quarto a venir da sè…

3 Gennaio, 2007

Campi Crimine

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 1:07 pm

Si sta sviluppando in questi giorni nel nostro paese un fenomeno preoccupante, sopratutto nelle periferie più esasperate dall’avvertita lontananza dello Stato, inteso sia come organo sociale che come fonte di giustizia.

La rabbia per l’insicurezza e il crimine diffuso si sta sfogando contro i Rom. Gli episodi di Opera sono chiaro indice dell’insofferenza dei cosiddetti “zingari” ma anche i recenti incendi nei loro campi hanno un tempismo sospetto.

Non mi nascondo dietro il politicamente corretto. Perciò non dirò che i Rom sono tutti onesti, anzi molte volte sono la fonte principale del microcrimine, dei furtarelli, degli scippi. Molto spesso vivono di espedienti e di accattonaggio.
I loro campi sono spesso arre inaccessibili, ancor più spesso del tutto abusivi.

Detto questo però mi chiedo, e chiedo a chi incendia i loro campi, se la soluzione sia veramente non predisporre campi per loro? Dove andrebbero a vivere se non in campi abusivi, privi di ogni attrezzatura e senza nessuna prospettiva di vita che non sia l’accattonaggio o il crimine?

Ma lo Stato deve fare di tutto per garantire che questi cittadini non seguano la via dell’illegalità. In primis dando loro una collocazione legale (nel senso di un campo attrezzato); e in secondo luogo garantendo un controllo della zona da parte delle forze dell’ordine (non un presidio sia chiaro ma una presenza vigile e non una timorosa assenza!).

Mi pare che a Opera si stia facendo proprio questo. E penso che tale esempio debba essere seguito da altri comuni: non solo un contratto in cui si impegnano a rispettare la legge ma sopratutto l’assicurazione che queste persona abbiano un’occupazione.

Il resto, cioè quello che fuoriesce da queste elementari garanzie di sicurezza, è razzismo e xenofobia. Pericolosa perché celata dietro un luogo comune e protetta da una certa politica populista e verbalmente violenta (qualche volta anche fattivamente violenta…).

Permettetemi anche due parole sul “contratto della legalità” firmato dai Rom a Opera: che in questo paese si debba firmare un contratto per promettere di rispettare le leggi è sintomo di quanto la legalità sia vista come una cosa di competenza d’altri. Ladri sono solo quelli che scippano e non quelli che evadono (certo penalmente i reati sono diversi, ma il danno sociale è parimenti grave: nel primo caso si sottrae qualcosa a qualcuno, nel secondo qualcosa a tutti; solo che la società non fa denuncia contro gli evasori); abusivi sono quelli che costruiscono una baracca e non quelli che si fanno la casetta degli attrezzi in giardino o il caminetto senza depositare nessun progetto e senza il permesso; fastidiosi sono gli zingari che chiedono l’elemosina e non le decine di società italiane che obbligano giovani sottopagati a riempirci le tasche (e, permettetemi, le palle!) di volantini pubblicitari, giornali gratuiti, offerte di abbonamenti.

Insomma i ladri, gli evasori, gli abusivi, sono sempre gli altri. Nessuno che guardi un poco in casa propria, visto che ce l’ha?

29 Dicembre, 2006

Sono Craxi vostri…

Archiviato in: Politica interna — Roberto @ 2:03 pm

La Tunisia ha intitolato una via a Bettino Craxi? Faccia pure. Dopotutto ha ospitato un latitante condannato definitivamente a cinque anni di reclusione e sottoposto a numerosi altri procedimenti giurisdizionali per reati come ricettazione, concussione e corruzione.
In Italia si chiama favoreggiamento personale. Nel linguaggio della prima repubblica, ospitalità.

Su Craxi non ho molto da dire. Benché sia troppo giovane per ricordare il Craxismo (ricordo invece benissimo Mani Pulite e lo spirito che si respirava) per me esistono due Craxi: lo statista e il ladro.

Il problema vero è che il ladro (lo dico in senso politico prima ancora che giudiziario perchè chi utilizza soldi destinati dallo stato agli appalti per il suo partito, per sé stesso e i suoi funzionari va giudicato politicamente prima che penalmente) ha offuscato completamente il politico sia nell’opinione pubblica che per la storia.
E non permetto che, nel nome di un certo revisionismo buonista, si obblighi l’opinione pubblica a rivedere l’opinione su Craxi, stravolgendo i fatti e offendendo i politici bravi e onesti che se pur rari, esistono.
Craxi è il simbolo di mani pulite, uguale e contrario a di Pietro e sdoganarlo significherebbe cancellare una stagione che “resterà scritta a lettere d’oro nella storia della magistratura”.

Questa voglia di revisionismo storico-politico di cui la sinistra è ghiotta (guardate il successo di Pansa!?) fa male: la storia si giudica secondo il presente ma sopratutto secondo i fatti, per intero. Raccogliere i fatti che supportano la propria tesi, sminuendo e perfino omettendo i fatti contrari, gli aspetti negativi, non è fare revisionismo ma disinformazione.

Dire che Craxi è stato un ottimo statuista e che non si può considerare solo il Craxi “ladro” - che per qualcuno neppure esiste - vuol dire allontanare l’opinione pubblica dalla verità. Non solo la verità sulle tangenti, sul sistema di corruzione che governava l’Italia negli anni ‘80 e ‘90 ma anche e sopratutto i fallimenti del governo socialista.

Gli anni del Craxismo furono quelli della crescita abnorme del nostro debito pubblico, quello che oggi ci obbliga a pagare migliaia di euro di interessi (durante i 4 anni del suo governo dall’1983 all’87 il debito pubblico passò da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire); quelli della svalutazione della lira, dell’inflazione selvaggia e dell’ “edonismo statale”. Ma anche delle prime leggi ad personam, la lottizzazione, le mancate liberalizzazioni (con la macchina delle Partecipazioni statali che si trasformava in un grumo di potere in mano a funzionari demo-socialisti). E la politica estera quantomeno discutibile (Sigonella vi dice qualcosa?).

Dov’è il grande statista in grado di superare i dubbi e le critiche dopo i fatti di Mani Pulite? Non credo lo si possa neppure intarvedere (è logico essendo in buona fede e scevri dell’affetto di figlio/a).

Il grande statista Craxi è quello che disse davanti alla Camera lo-facevano-tutti-quindi-non-potete-prendervela-con-me-se-rubo… (”Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro. E del resto andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall’estero sarebbe solo il caso di ripetere l’arcinoto ‘tutti sapevano e nessuno parlava’ ” dal discorso alla Camera dei Deputati del 3 luglio 1992)

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