Uno spettro si aggira per l’Europa

8 Dicembre, 2006

Un paese normale

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 7:19 pm

Quest’oggi ho firmato anch’io la petizione di libera cittadinanza che chiede solo che l’Italia sia un paese normale. La dimostrazione che l’Italia non è un paese normale basti il fatto che cittadini normali firmano una petizione non per avere un paese stupendo, ma solo con l’auspicio di vivere in un paese modestamente nella media di quelli civili.

“1. La cronaca e la storia di questo paese, negli ultimi dieci anni, sono state scandite dalle vicende dei processi a carico di persone accusate di avere corrotto alti giudici romani per ottenere illeciti favori in vicende giudiziarie di grande importanza, sia dal punto di vista economico che degli assetti di potere in delicati settori della vita economica del paese.
2. In un paese normale ci sarebbe stata l´ esigenza di avere una giusta e rapida decisione su accuse tanto gravi a carico di persone che nel frattempo avevano assunto alte responsabilità istituzionali, fino a ricoprire, la carica di primo ministro durante lo svolgimento del processo nei suoi confronti.
3. Nel nostro paese, durante la celebrazione di questi processi, sono state emanate leggi, proposte e votate anche dagli avvocati degli imputati, che hanno avuto l´effetto di ostacolare un rapido e garantito accertamento della fondatezza delle accuse.
4. Alcune di questi processi si sono comunque conclusi, come quello relativo alla vicenda «IMI Sir», con il definitivo accertamento della colpevolezza di Cesare Previti e di magistrati romani.
5. Altri processi si sono conclusi con sentenze che dichiaravano l´estinzione dei reati dopo averne accertato la effettiva sussistenza.
6. In un paese normale le persone coinvolte in queste vicende sarebbero state emarginate dalla vita pubblica.
7. Nel nostro paese ad essere attaccati in modo inaccettabile sono stati invece i magistrati che hanno istruito questi processi e giudicato gli imputati.
8. In un paese normale i pubblici ministeri Ilda Boccassini e Gherardo Colombo sarebbero considerati dei magistrati esemplari ai quali la Repubblica deve rispetto e gratitudine.
9. Nel nostro paese Ilda Boccassini e Gherardo Colombo hanno subito una vergognosa azione disciplinare per la grottesca accusa di avere intenzionalmente nascosto le cosiddette «prove della innocenza» degli imputati.
10. Recentemente la corte di cassazione ha annullato le sentenze di condanna che, sia in primo che in secondo grado, avevano accertato la colpevolezza di Cesare Previti e di altri imputati del processo «SME».
11. Tutti i gradi del giudizio di merito erano stati esauriti a prezzo di enormi difficoltà, dato che era evidente l´intenzione di alcuni imputati di sottrarsi al giudizio, cercando di frapporre ogni genere di ostacoli alla celebrazione del processo.
12. La decisione della cassazione non era scontata: altri giudici, e la stessa corte di cassazione, avevano riconosciuto la competenza dei giudici di Milano.
13. Conosciamo, invece, gli effetti di questa sentenza: i reati si prescriveranno nel giro di qualche mese. Sarà impossibile avere un definitivo accertamento della verità.
14. In un paese normale sarebbe questo il problema.
15. Nel nostro paese questa decisione é motivo di nuovi attacchi ai pubblici ministeri , ai numerosi giudici che si sono occupati del caso e dunque a tutta la Procura di Milano.

VOGLIAMO DIVENTARE UN PAESE NORMALE

Esprimiamo solidarietà a tutta la magistratura di Milano che in questi anni ha fatto il proprio dovere con serenità e fermezza.

Firma anche tu l’appello.

26 Novembre, 2006

Prendi tre (sentenze) paghi due (lire)

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 8:15 pm

I miei professori mi hanno sempre insegnato che la sentenza esecutiva ha l’effetto di essere eseguita. cioè trasforma in realtà quello che c’è scritto.

Nessuno mi aveva mai insegnato l’eccezione: le sentenze di Previti.

Tre anni fa, il 22 novembre 2003, il Tribunale di Milano assegnò alla Presidenza del Consiglio una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 300 mila euro a fronte di un risarcimento danni complessivo di un milione di euro contestualmente alla condanna in primo grado per il processo Sme.

Lo scorso anno, il due dicembre 2005, il “credito” di Palazzo Chigi – nei confronti di Cesare Previti, Attilio Pacifico e dell’ex giudice Renato Squillante – divenne totalmente esigibile in forza della sentenza di secondo grado emessa dalla Corte di Appello di Milano.

“Ad oggi la Presidenza del Consiglio non ha visto neppure un euro della cifra con la quale doveva essere risarcito il danno, inferto all’immagine dello Stato, dalla corruzione del magistrato che era a capo dei gip della capitale. Eppure l’entità del risarcimento è bassa considerando che viene richiesta a persone abbienti che hanno studi professionali importanti. Finora non si è riusciti a riscuotere nulla per ragioni a me del tutto sconosciute” ha dichiarato l’avvocato dello Stato Domenico Salvemini in Cassazione, dove è in corso l’ultimo atto proprio del processo Sme.

Il 4 maggio 2006 la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato Squillante Renato, Previti Cesare e Pacifico Attilio, a sei anni di reclusione per corruzione in atti giudiziari e gli stessi all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Questo dovrebbe significare la decadenza dei tre da ogni incarico pubblico, compreso quello di membro della Camera dei Deputati del Previti.

Invece Previti, a quasi sette mesi di distanza, rimane sul suo scranno e riceve il relativo compenso. solo qualche giorno fa la giunta per le elezioni lo ha convocato per provvedere a dichiararlo decaduto.

Per prima cosa sarebbe stata buona cosa che il sig. Previti si fosse dimesso e avesse chiesto, con una lettera o con un discorso, scusa al Parlamento perché che si ritenga innocente o colpevole, ha certamente infangato l’immagine del Parlamento, venendo condannato per un reato contro la giustizia e condotto a Reibibbia (seppure per un paio di giorni soltanto).

Ma ciò non è mai avvenuto. E anche la giunta non sembra aver fretta di sostituirsi al deputato furbetto.

Senza considerare che Previti sta inventando, tramite i suoi legali, un mucchio di frottole per ottenere la revisione della sentenza e addirittura la possibilità di rimanere deputato. Si è prodigato tramite i suoi legali in ricorsi alla corte Europea dei diritti dell’uomo (solo perché la Cassazione non avrebbe acconsentito ad un suo rinvio in attesa di una sentenza sulla Pecorella che comunque, ex ante come ex post, non lo coinvolgeva direttamente) e in istanze di revisione. Oltre ad aver beneficiato della legge confezionata su misura per lui dalla scorsa maggioranza che ha trasformato il suo carcere in arresti domiciliari e  dell’immancabile indulto.

Fortunato il signor Previti.

11 Novembre, 2006

Logica da bar (del Parlamento)

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 9:14 pm

Dell’indulto possiamo solo prendere atto: ormai ha prodotto i suoi risultati nefasti sulla sicurezza e l’ordine sociale, sopratutto in quelle regioni dove la grande criminalità si nurte e cresce grazie alla microcriminalità imperante.
Dei 21 mila scarcerati, il 3.5 % è già tornato dietro le sbarre per aver commesso nuovi reati. A Napoli è riemersa quella guerra intestina tra scissionisti e di Lauro che tante vittime ha già prodotto in questi anni. Sia chiaro, probabilmente la guerra sarebbe riemersa comunque essendo legate a logiche di potere (economico) e di divisione del territorio dello spaccio. Non è l’indulto ad aver provocato qeusta escalation di violenza nel capoletano. La camorra c’era prima che inventassero l’istituto dell’indulto e vive benissimo senza.
Ma un provvedimento che ha riportato in breve tempo sulle strade migliaia di criminali (per la maggior parte abituali), senza nessuna prospettiva seria di sopravvivenza se non quella di mettersi di nuovo nelle mani della criminalità organizzata, non ha indebolito la camorra.

Ma vi sono delle conseguenze dell’indutlo che possono essere evitate.

Il problema principale della giustizia italiana è la durata interminabile dei procedimenti sopratutto in ambito penale. L’indulto non provoca automaticamente l’estinzione del procedimento anche se questo non potrà giungere ad alcuna condanna (per esempio il furto semplice è punito con la reclusione fino a tre anni, esattamente quanto è perdonato dall’indulto, perciò è matematicamente impossibile che si arrivi ad una condanna, neppure sospesa).

Quindi per i tribunali vagano migliaia di fascicoli inutili, che dovranno però giungere a processo (l’azione penale è obbligatoria) e a sentenza (bisogna comunque appurare se l’imputato è innocente o colpevole prima di applicare l’indulto e sopratutto quantificare la pena). Secondo quanto ha scritto il plenum del Csm in una nota nel 2005 tra l’80 e il 92% dei processi si è concluso con una condanna inferiore a 3 anni o 10.000 €; e nulla può farci pensare che le statistiche degli anni futuri si discostino da questi. Anzi, vista la legge ex Crirelli è probabile che la percentuale cresca.
Tutti questi procedimenti risulteranno perfettamente inutili dato che non porteranno ad alcuna condanna. Secondo il Csm nella sola Torino (tra tribunale e corte d’appello) saranno 40′000 i fascisoli “vanificati” dall’indulto. E una simile mole di procedimenti, anche se accellerassero i tempi, non si concluderanno prima dei prossimi 5 anni.

E tutti questi processi costeranno milioni di euro allo stato senza avere nessuna conseguenza sul piano della prevenzione generale nè su quello della prevenzione speciale. Saranno necessarie perizie, avvocati, migliaia di pagine di atti senza nessun vantaggio per nessuno.

Per tutte queste ragioni il csm ha chisto di aggiungere al provvedimento dell’indulto quello dell’amnistia. L’amnistia, estinguendo il reato, consentirebbe di taglaire corto con un processo inutile.
Non è un caso che si siano statri finora 16 indulti e 16 amnstie (senza contare quello del 2006): l’amnistia, a differenza dell’indulto sancella la responsabilità dell’imputato e non solo la sua eventuale pena.

Le conseguenze finora nefaste dell’indulto (le carceri torneranno al livello precedente in pochi mesi senza che nulla sia cambiato nella situazione carceraria italiana) possono essere alleviate: è facilmente intuibile come ridurre il numero dei fascicoli significhi concedere più tempo e mezzi ai tribunali e alle procure in modo da esaminare più velocemente i processi “utili”, abbreviando i tempi medi dei processi e cancellando la cronica congestione della giustizia italiana.

Un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. Senza nessuno svantaggio per l’ordine pubblico a patto che l’amnistia coincida quasi perfettamente con l’indulto già approvato.
Ma proprio perchè logica in un ottica di giustizia la poltiica italiana ha già fatto sapere che “non sà da fare”.

Coerenti con quanto fatto finora: tutto purchè a finire in carcere siano solo i poveri sfigati che vengono beccati, lasciando la classe dirigente coperta da un’aura di intangibilità morale e penale.

22 Settembre, 2006

Telespioni

Archiviato in: Giustizia — Roberto @ 5:22 pm

“In che paese ci siamo ridotti a vivere?” si chiedeva questa mattina Gustavo Zagrebelsky su La Repubblica.

Una buona parte della risposta si può ottenere rileggendo la cronaca di quest’estate: dalla politica, al calcio, dalla finanza ai servizi segreti nulla funziona secondo lo stato di diritto. Tutto segue la sola logica dell’interesse, senza alcun conflitto. Dovrebbero essere le regole a mediare l’interesse privato, sottoponendolo a quello pubblico.
Ma le regole non fanno da sole, devono essere fatte applicare.

Di fronte all’ordnanza del Gip di Milano pochi sono rimasti stupiti. Da mesi si sospettava quello che solo ieri è risultato essee confermato da quei “gravi indizi di colpevolezza” che hanno giustificato le misuire cautelari.

E’ emerso che il soggetto responsabile della sicurezza Telecom, a fronte di un’anarchia interna, al forte legame con la presidenza (che guardacaso si è dimessa qualche giorno prima) e la dipsonibilità di fondi, svendeva la propria delicatissima funzione ad un’agenzia investigativa, collegata con vari altri investigatori locali e società estere.
E sopratutto collegata con i servizi segreti.

Oggetto dello spionaggio erano dipendenti (fatto gravissimo che evidenzia come si “fa” impresa in Italia), imprenditori, concorrenti diretti o indiretti di Telecom e Pirelli (guardacaso di proprietà identica, rivelandio ancora una volta il legame con il managment di Telecom), imprenditori, politici, giornalisti e persino uomni di sport.
Apro un inciso: chissà perchè venivano controllati dal responsabile della sicurezzaTelecom uomini di sport (come l’arbitro De Santis)? Magari il fatto che l’azionista di controllo di Telecom è anche vicepresidente dell’Inter? Altro collegamento con la dirigenza.
Associazione per delinquere, corruzione, rivelazione e utilizzazione del segreto d´ufficio, violazione dei doveri d´ufficio e appropriazione indebita i reati più garvi contestati. Zagrebelsky spera in una smentita sul fatto che “quel tale responsabile della sicurezza in Telecom avrebbe svolto anche un ruolo direttivo della struttura addetta alla messa sotto controllo legale delle utenze telefoniche per disposizione dell´autorità giudiziaria!”
Non credo che giungerà una smentita dai fatti.

19 Settembre, 2006

Ecce homo (negro)

Archiviato in: Informazione, Giustizia — Roberto @ 8:03 pm

Il 28 agosto scorso la familgia Cottarelli è stata massacrata nella sua villa a Brescia. La notizia ha trovato molto spazio sui media sopratutto perchè ha completato la sequenza di efferati delitti commessi da cittadini stranieri: sette morti in 17 giorni, Hina, la ragazza pachistana uccisa dal padre; Elena Lonati, uccisa dal sagrestano; il pittore Bresciani e, una settimana fa, un pachistano ucciso in una strada periferica forse da un paio di connazionali.

non era vero. A uccidere i Cottarelli non è stato nessun fantomatico immigrato, ma italianissimi uomini della mafia, purtroppo. Gli investigatori l’avevano capito subito, ma nessuno li aveva ascoltati.

In compenso tutti erano corsi dietro alla fobia dell’uomo nero, inseguendo i testimoni che avevano visto tanto bene degli immigarti attorno alla villa.

I media ve lo hanno detto? Qualche telegiornale ha chiesto scusa per aver sbagliato completamente “pista”, accusando una comunità già difficilmente inserita di un omicidio che non aveva commesso? Avete visto servizi di marcia indietro?

Io no. Semplicemente perchè non ci sono state cose simili.

In Italia la cronaca sta prendendo una via pericolosa, non esito a dire xenofoba: i delitti vengono sempre più spesso attribuiti a immigrati clandestini (anche se, come in questo caso non c’entrano assolutamente nulla), i media trattano differentemente i casi “stranieri” da quelli “italiani”, dando più rilievo ai primi. con un duplice effetto: da un lato istigano alla paura razziale e danno forza a stereotipi idioti, dall’altro rischiano di dar luogo a rappresaglie altrettanto razziali.

Innanzi tutto il buon gusto: perchè bisogna dire “una ragazza è stata violentata da un pachistano”? Che collegamento ha con uno sturpo la nazionalità? Sarebbe diverso se fosse stato italiano, magari di Bolzano? Quando qualcuno svaligia una banca si dice per caso “un sardo ha commesso una rapina”? Non l’ho mai sentito.

In secondo luogo almeno si faccia una cronaca seria e corretta: se si vuole dare rilievo a questi casi, almeno si dia conto anche del vero esito dell’inchiesta, e si chieda scusa per la malainformazione.

Nel 2005 sono stati denunciati 541.507 reati per i quali è stato disposto rinvio a giudizio. di questi solo 102.675 erano verso cittadini stranieri (dati istat), cioè meno di uno su cinque. solo il 4% degli stranieri ha avuto guai con la giustizia. Oltretutto gli immigrati pagano salati i loro misfatti se si pensa che il 30% dei detenuti è straniero. Bisogna anche tener conto che la maggioranza degli immigrati è accusata solo del fatto di essere in Italia clandestinamente, e non di reati contro il patrimonio o contro la persona.

Questa è la verità. E non quella di Studio Aperto.

P.s. I primi a chiedere scusa non dovrebbero essere i media ma gli esponenti della Lega per l’istigazione a delinquere che hanno messo in atto dopo l’omicidio di Brescia (per esempio in queste dichiarazioni 1 - 2). Ancora una volta resto basito.

1 Settembre, 2006

Conflitto di interessi /1

Archiviato in: Informazione, Giustizia — Roberto @ 5:20 pm

Quando si parla di conflitto d’interessi in Italia si pensa subito a Berlusconi. Chissà perchè, dovrebbero chiedersi i berluscones. I pirmi a parlarne sono loro: il centrosinistra propone una legge sul conflitto di interessi, ispirata al blind trust made in USA (migliorativa o peggiorativa della Frattini lo discuteremo dopo) e il centrodestra grida all’attacco a Berlusocni e alle televisioni.

Innanzi tutto una legge dello satto non deve essere buona o cattiva per Berlusconi ma per il popolo italiano. Una legge non è giusta o sbagliata secondo che favorisca Previti o meno. Così per Berlusconi.

Una legge è buona o cattiva secondo che favorisca la generalità dei consociati, ben contemperando tutti gli interessi in gioco (quelli meritevoli di tutela s’intende!). Semmai scoprire chi favorisce quella legge può aiutarci a capire le intenzioni di chi la propone: per esempio la Gasparri è sbagliata perchè favorisce la concentrazione; e l’intenzione era quella di consolidare lo strapotere di Mediaset.

Ciò premesso, si sta facendo molta confusione: una buona legge sul conflitto di interessi deve impedire che chi governa sia condizionato dalla propria attività pregressa (sia essa imprenditoriale o dipendente). Non ha nulla a che vedere con la concorrenza  nè col pluralismo (per esempio nel mercato radiotelevisivo).
Non potrà certo evitare che chi governa faccia cattive leggi nè impedirgli di favorire i suoi “amici”.

La proposta Franceschini, ed entro nel merito, ad una prima lettura appare inflessibile e precisa nel determinare poteri, responsabilità e conseguenze.

In pratica i titolari di cariche di governo, cioè Premier, ministri, viceministri, sottosegretari e commisari straordinari non poranno avere nè impieghi pubblici nè privati (perciò non è vero che si mira ad eslcudere Berlusconi dala politica perchè potrà continuare benissimo a fare il capo dell’opposizione come della maggioranza purchè non diveti ministro o premier).

I dipendenti (pubblici come privati) saranno messi in aspettativa dal giorno del giuramento senza pregiudizio per la loro carriera. I dirigenti (a.d.  presidente, amministratore, liquidatore, sindaco e revisore) di società pubbliche e private a partecipazione pubblica, concessionarie o esercenti attività imprednitoriali, decadranno dalla carica dal momento del giuramento.

Sarà incompatibile con la carica di governo anche ogni attività imprenditoriale svolta anche per interposta persona (con l’inefficacia ai fini di tale legge delle cessioni effettuate nei tre mesi precendenti all’assunzione della carica verso il coniuge,il parente o l’affine entro il quatro grado, società collegate, o persone all’uopo interposte). A tal fine le attività patrimoniali di valore superiore a  mln di euro e strumentali al’esercizio di tale attività nonchè ogni partecipazione rilevanti in imprese operanti in alcuni settori - difesa, eergia, pubbliche concessionarie, pubblicità, informazione ed emitteza - sono sottoposte alle misure dell’Autorità garante.

Viene infatti creata all’uopo l’Autorità Garante dell’etica pubblica e della prevenzione dei conflitti di interesse composta da 5 membri - ed è questo il vero vulnus della legge - eletti 2 dal Senato, 2 dalla Camera e un presidente designato dagli stessi componenti. Tuttavia l’indipendenza è un problema che riguarda tutte le autority all’italiana e il discorso diverrebbe troppo ampio.

Le attività patrimoniali sopra descritte saranno sottoposte aile misure dell’autorità che vanno dalla revoca della concessione alla vendita coattiva (anche attraverso asta pubblica).
L’autorità può anche fissare un termine entro il quale il titolare di carica governitiva deve trasferire i valori mobilairi (comrpese le partecipazioni) ad un gestore fiduciario (il c.d Blind Trust) nominato dall’Autorità su proposta dell’interessato.

Il gestore non potrà comunicare in alcun modo con il titolare (trustee) la natura degli investimenti nè informazioni sull’attività di gestione nè chiedere suggerimenti sulla gestione, sotto la vigilanza dell’Autorità. Alla cessazione della carica il patrimonio viene ritrasferito e il gestore fornisce rendiconto della gestione.

Rimando al post di domani per i miei dubbi.

26 Agosto, 2006

Dignità

Archiviato in: Informazione, Giustizia — Roberto @ 8:29 pm

La Juventus è innanzi tutto una società per azioni con un capitale enorme, che vale in borse 213 milioni di euro.

Un massimo dirigente, Antonio Giraudo, è stato intercettato mentre con un dipendente, il direttore generale Luciano Moggi, interlocuiva liberamente con i designatori arbitrali (colo che dovrebbero controllare e designare i giudici in campo) e ne combinava la designazione.
Lo stesso dirigente ha assistito senza intervenire al sequestro di un arbitro (che poi costituisca reato lo stabilirà un giudice) da parte dello stesso dg.

Esiste un istitutio giuridico che si chiama responsabilità degli amministratori regolatyo dalgi art 2392 ess del codice civile: l’assemblea o una quota qualificata dei soci possono chiedere i danni causati alla società dagli amministratori che vengono meno ai loro doveri. Il primo dovere è il rispetto della legge e delle regole sportive, cioè la lealtà e la correttezza sportiva.

Per segnare veramente un distacco dalla precedente gestione i soci della juventus dovrebbero chiedere la responsabilità di Giraudo e Bettega e di Moggi (a norma dell’art 2396 c.c.).

Dovrebbero anche licenziare lo strapagato avvocato torinese che dichiarò che pena congrua poteva essere la serie B con penalizzazione contenuta. Evidentemente quell’avvocato ha vissuto in un altro paese: almeno non nel paese in cui l’imputato (Carraro) nomina i giudici; non nel paese in cui il ministro della Giustizia spinge per l’amnistia calcistica (in nome dei Campioni del Mondo) del suo grande elettore e presidente della Fiorentina; non nel paese in cui ogni scandalo finisce a taralucci e vino.

Dopo aver ricevuto la pena che avevano richiesto - generosa concessione di giudici da oratorio - lo stesso collegio difensivo, arricchito da qualche altro mago del foro specializzato in casi disperati, fa ricorso al Tar, già paventando lo spettro del rinvio dei campionati e del ricorso alla Corte Europea.

Dove sarebbe il ritorno allo stile Juve? Dove sarebbe il distacco dal passato e dalla vecchia dirigenza?

Sono un tifoso della Juventus e vorrei una cosa più di tutte: non la Serie A, non lo Scudetto, non l’Europa. Rivoglio la mia dignità di juventino.
Il silenzio degli inetti che guidano la società e che, purtroppo, gestiscono anche il calcio sarebbe già d’aiuto.

La dignità che abbiamo perso con le intercettazioni di Moggi. La dingità che capesta questa dirigenza cercando l’ingustizia e il papocchio. La dignità che forse ci può dare solo il campo, anche in Serie B.

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